
Il nuovo credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, che sostituirà superammortamento e iperammortamento presenta numerosi vantaggi rispetto al sistema della maggiorazione degli ammortamenti finora vigente. Tra i tanti la possibilità di utilizzarlo in compensazione anche dai soggetti che, a fine esercizio, non hanno un reddito d’impresa e la possibilità di fruire dell’incentivo sul software indipendentemente dall’acquisto di un bene materiale 4.0. […]
Particolarmente svantaggiati sono i soggetti – imprese, artigiani e professionisti – che finora fruivano del superammortamento. Questo non soltanto perché si abbassa l’aliquota dell’incentivo, ma soprattutto perché la disciplina del nuovo credito d’imposta si “aggrava” di diversi aspetti burocratici e procedurali.
Limiti e aliquote più basse
Tutte le misure hanno limiti più bassi rispetto al sistema attuale. Per i beni strumentali semplici si passa dai 2,5 milioni del superammortamento a 2 milioni del credito d’imposta. Qui abbiamo anche un’aliquota al 6% che è minore rispetto al 7,2% del vantaggio garantito dal vecchio superammortamento.
Per i beni strumentali 4.0 restano i due scaglioni, uno per investimenti fino a 2,5 milioni e uno per investimenti da 2,5 a 10 milioni, mentre viene annullato ogni beneficio per gli investimenti superiori ai 10 milioni di euro. Come ricorderete con l’iperammortamento versione 2019 esisteva invece anche un’aliquota (maggiorazione al 150%) per gli investimenti tra 10 e 20 milioni, corrispondente a un vantaggio fiscale del 12%. Per i beni immateriali il tetto è di 700 mila euro. In quest’ultimo caso però il vantaggio fiscale del credito d’imposta (aliquota del 15%) è significativamente superiore a quello garantito dal sistema attuale (9,6%).
Tempi di recupero del vantaggio fiscale
Uno dei vantaggi sottolineati dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli è che il nuovo credito d’imposta sarebbe stato fruibile dal primo gennaio dell’anno successivo a quello dell’effettuazione dell’investimento. Questo, insieme ai cinque anni di tempo in cui il credito d’imposta viene fruito, avrebbe consentito tempi di recupero del vantaggio fiscale significativamente più rapidi rispetto a quelli garantiti dal sistema attuale basato sulla maggiorazione degli ammortamenti.
L’emendamento che introduce il nuovo sistema di incentivi prevede tuttavia soltanto che il credito d’imposta possa essere fruito “a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in funzione dei beni” o, nel caso dei beni 4.0, dell’interconnessione. Non è detto esplicitamente se questo credito d’imposta faccia eccezione alla disciplina prevista dall’articolo 3 del Decreto Fiscale, che prevede che per importi superiori a 5.000 euro annui la compensazione “può essere effettuata a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge”. […]
Recupero dell’incentivo in caso di vendita anche per i beni semplici
In caso di vendita dei beni per i quali si fruisce del superammortamento oggi decade il vantaggio fiscale, ma non c’è l’obbligo di restituire il beneficio già fruito, a differenza di quanto invece accade per l’iperammortamento. La nuova disciplina, invece, non opera distinzioni di sorta e, al comma 10 dell’articolo 22, prevede quanto segue: “Se, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento, i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo. Il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere direttamente riversato dal soggetto entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verifichino le suddette ipotesi, senza applicazione di sanzioni e interessi”.
Minori vantaggi per chi paga i contributi sul reddito imponibile
A perdere convenienza sono anche tutti quei soggetti – soprattutto artigiani e professionisti – che pagano le tasse con le aliquote progressive (crescenti in base al reddito dichiarato) o che versano i contributi sulla base del reddito netto: con il sistema della maggiorazione degli ammortamenti, infatti, veniva abbattuto il reddito imponibile, il che offriva vantaggi sia attraverso la riduzione delle imposte dirette, sia attraverso l’abbassamento dei contributi da versare. Con il sistema del credito d’imposta, invece, il reddito non viene diminuito e quindi si perdono i vantaggi per aliquote e contributi.
Articolo pubblicato sul sito : Innovation Post




